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Intervista a Walter Massa

AISLombardia.it, AISMilano.it – Dicembre 2011

Walter Massa, classe 1955, è nato a Monleale, in provincia di Alessandria, dove vive e lavora nell’azienda di famiglia.

Personaggio eclettico e, a volte, di rottura, è conosciuto come l’enologo-viticultore che ha promosso la rinascita del Timorasso, antico vitigno autoctono coltivato nel sud Piemonte.

Walter, ci parli della sua vita
Nasco in una famiglia agricola di cui rappresento la quarta generazione. Sono cresciuto in cascina con i trattori; nel ’53 mio padre e mio zio hanno comprato il primo, a cingoli, poi sono arrivati quelli gommati. L’azienda possedeva dodici ettari di vigneto e sette o otto coltivati a pesche di Volpedo. D’estate, al posto di andare al mare come i ragazzi della mia età, rimanevo a Monleale a dare una mano ai miei.

Poi la scuola di enologia ad Alba
Finita la quale faccio un po’ di esperienza sul terreno. Avevo comunque già deciso di portare avanti il lavoro della famiglia. La nostra azienda produceva vino; inizialmente lo vendevamo sfuso, prima in cisterna, poi in damigiane; infine abbiamo cercato di imbottigliare tutta la produzione. Oggi possediamo 23 ettari di vigna. Il successo di vendita del Timorasso mi ha fatto fare una scelta etica e di rispetto della fortuna che ho avuto. Mi sono sentito in debito e ho impiantato altri vigneti con lo stesso vitigno.

Cosa significa il Timorasso per il tortonese?
Rappresenta l’argomento vincente che consente di comunicare tutto il territorio. Il tortonese, a livello artigianale e agricolo, è una zona importante: da noi nasce la cultura dell’allevamento del maiale e del salame nobile, cultura che poi si propaga nell’Oltrepò Pavese e in tutta l’Emilia Romagna. Proviene dal nostro territorio il Montébore, un formaggio che stava scomparendo, recentemente riscoperto e di grande successo. Non dobbiamo tralasciare le pesche di Volpedo che, pur essendo il principale prodotto in termini quantitativi, non sono sufficientemente valorizzate. Grazie alla notorietà del territorio, tutte queste produzioni possono essere maggiormente apprezzate e, conseguentemente, remunerate.
Quindi il Timorasso, essendo uno dei prodotti autoctoni di punta recentemente riscoperti, può svolgere un ruolo massmediatico estremamente importante.

Lei parla spesso di etica, cosa intende?
L’etica è la parte buona dell’estetica. L’etica è fare quello che si dice e dire quello che si fa, senza preconcetti e senza paranoie. Noi oggi sappiamo che facciamo parte di una squadra; la generazione prima della mia era terrorizzata dalla concorrenza, mors tua vita mea. Oggi non è più così, anzi; un problema che capita al mio vicino di vigna potrebbe diventare anche un mio problema. Ad esempio, le vigne potrebbero essere abbandonate e diverrebbe un dramma sanitario anche per il restante territorio. Oggi il concetto di etica ha un valore imprescindibile perché è troppo facile fare della concorrenza sleale, è troppo facile raccontare bugie.

Quindi etica significa anche correttezza nei rapporti?
Sì, nei rapporti interpersonali e nei confronti del lavoro. Nel mio caso, io che lavoro con il vino devo dire quello che faccio e fare quello che dico, altrimenti è il vino stesso che mi tradisce.

Walter Massa si è dato una nuova sfida: la Barbera; perché?
Nella Barbera ritrovo le vigne di altissima vocazione e qualità piantate dai miei antenati e la voglia di portare la Barbera tra i grandi vini. Se lavoriamo in competizione, Tortona contro Monferrato, Monferrato contro Asti, Asti contro Alba, saremo sempre perdenti. Se invece facciamo un discorso univoco nel quale ogni territorio mette la sua bellezza e le sue peculiarità, saremo vincenti. Prima di tutto occorre modificare il modo di comunicare: la Barbera dovrebbe essere comunicata per zona, per regione, per terra, per collina, per versante. Basterebbe copiare dalla Borgogna, la Borgogna è come una carta geografica che, da nord a sud, parte da Digione e arriva fino a Lione. Il Piemonte potrebbe essere altrettanto: partendo da est e arrivando fino a Pian Romualdo, nel comune di Monforte d’Alba, potremmo parlare di barbera in ogni collina.

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