Quando due storie s’incontrano, è allora che nasce un…
MilanoPlatinum.com – settembre 2016
Questa è la storia di un produttore di vino e di una piccola parcella di vigneto conosciuto sin dal 1600.La Maison Bouchard Père & Fils, la seconda più antica Maison della Borgogna, inizia la sua attività nel 1731 dall’iniziativa di alcuni commercianti di tessuti delle Fiandre. Inizialmente opera come negociant, ovvero acquista uve, le vinifica e le commercializza. La disponibilità di capitali forniti dai soci consentono ben presto l’acquisizione di vigneti che in quell’epoca erano venduti all’asta dopo essere stati confiscati dalla rivoluzione francese ai nobili e al clero. Incomincia così la storia di Bouchard come produttore.
La sua prestigiosa sede è ancora oggi ubicata all’interno dello Château de Beaune e nelle sue cantine sotterranee sono custodite circa tre milioni e mezzo di bottiglie tra cui oltre 150.000 del XIX secolo, le più antiche risalgono al 1846.
Il vigneto si estende su 130 ettari facendo di Bouchard uno dei più importanti e prestigiosi proprietari di Borgogna e i suoi appezzamenti si trovano in alcune delle più prestigiose denominazioni borgognotte; alcuni di questi sono Monopole, ovvero l’intera denominazione è posseduta da un unico proprietario.
Tra loro la “Vigne de l’Enfant Jèsus” rappresenta il fiore all’occhiello della Maison.
Era il 1637 quando Luigi XIII con la moglie Anna d’Austria visita Beaune e il suo carmelo.
Il re non riusciva a dare alla Francia un erede al trono. Una suora predice alla regina, ritenuta sterile, la prossima nascita di un figlio. La profezia si avvera e l’anno dopo nasce colui che diventerà il Re Sole, Luigi XIV.
La regina non si dimentica della predizione e dona al Carmelo di Beaune una statua di Gesù Bambno e una vigna di quattro ettari posta all’interno di quello che sarà poi identificato come il 1er Cru Gréves.
Da quel momento quella piccola vigna assumerà il nome di “vigne de l’Enfant Jesus”.
Le suore coltivano e custodiscono il vigneto fino alla Rivoluzione Francese che espropria e confisca i terreni; questi vengono messi all’asta.
Bouchard entra in possesso di un primo ettaro nel 1889 per poi ricomporre la parcella nella sua interezza solo nel 1909 in seguito all’acquisto dei rimanenti tre ettari da Lucien Edouard e François Groffier.
Al centro dell’appezzamento, riconoscibile per essere delimitato da muri su tre lati, vi è una piccola costruzione recentemente ristrutturata.
Il tempo scorre, le vicende si susseguono ma il vino che si produce in quella piccola parcella resta sempre tra i più importanti della Borgogna.
La sua struttura, lieve e al tempo stesso potente, elegante e granitica, si concretizza anche in un’affascinante e straordinaria longevità che può essere apprezzata in occasione di degustazioni verticali.
Annate come il 1976 e il 1966 riservano piacevolissime sorprese.
Il 1976 presenta un colore ancora rubino, con qualche riflesso granato. Il naso non evidenzia alcuna deviazione ossidativa; apre con note di polvere, piombo, inchiostro di giornale per poi allargarsi sino al frutto croccante, ai fiori e alle erbe balsamiche. In bocca è la quintessenza dell’evoluzione di un borgogna: rigido, duro come l’annata ma espressivo.
Il 1966 offre al naso netti riconoscimenti di frutta e spezie della Borgogna, tè, infusi, tisane, karkadè. Affascinante. In bocca una freschezza di agrume. Un vino granitico, indistruttibile, di grande fascino.







